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MIODESOPSIE: domande e risposte

Cosa sono le Miodesopsie dette anche “mosche volanti”?

Sono opacità del vitreo, risultato di alterazioni delle proteine in esso contenute.

Cosa sono le Miodesopsie dette anche “mosche volanti”?

Sono opacità del vitreo, risultato di alterazioni delle proteine in esso contenute.


Che signi­ficato clinico ha vedere dei corpi mobili?

Vedere  dei  corpi  mobili  signi­ca  che  il  vitreo  sta  subendo  delle trasformazioni della sua struttura.


E’ pericoloso vedere dei corpi mobili?

No, ma è un sintomo da non sottovalutare.


Che cosa devo fare quando inizio a vederli?

E’  consigliabile  una  visita  oculistica  per  la  valutazione  delle strutture interne dell’occhio (retina, ecc.)


Se i  corpi  mobili  sono  associati  a  lampi  luminosi  sono  più pericolosi?

Quando appaiono  dei  lampi  luminosi,  signi­fica  che  la  retina  è sottoposta a trazione da parte del vitreo. Nella maggior parte dei casi il vitreo si stacca dalla retina senza alcun sintomo. Altre volte stimola la retina e qualche altra volta essa puo andare incontro al distacco.


Se la retina è staccata divento cieco?

Nella maggior parte dei casi basta un trattamento laser per saldare la rottura. Se si aspetta troppo è possibile che il danno retinico si aggravi.


Se vedo dei corpi mobili posso fare dello sport?

Sì, anche se è consigliabile la valutazione della retina e il controllo da parte dell’oculista.


Il computer danneggia il vitreo?

Fino ad oggi non è mai stato dimostrato e descritto.


Perché i corpi mobili si muovono mentre giro lo sguardo?

Dato  che  i  corpi  mobili  sono delle  opacità  del  vitreo all’interno dell’occhio, ogni volta che  si  muove  l’occhio,  il  vitreo tende  a  mantenere  il  proprio stato iniziale.

In un  secondo  tempo  per  le aderenze ­fisiologiche  che  ci sono tra la parete dell’occhio e il vitreo  anche  il  corpo  vitreo  si muove e  quindi  anche  le  sue opacità.


Cosa sono le Miodesopsie dette anche “mosche volanti”?

Sono opacità del vitreo, risultato di alterazioni delle proteine in esso contenute.

Cosa sono le Miodesopsie dette anche “mosche volanti”?

Sono opacità del vitreo, risultato di alterazioni delle proteine in esso contenute.


Che signi­ficato clinico ha vedere dei corpi mobili?

Vedere  dei  corpi  mobili  signi­ca  che  il  vitreo  sta  subendo  delle trasformazioni della sua struttura.


E’ pericoloso vedere dei corpi mobili?

No, ma è un sintomo da non sottovalutare.


Che cosa devo fare quando inizio a vederli?

E’  consigliabile  una  visita  oculistica  per  la  valutazione  delle strutture interne dell’occhio (retina, ecc.)


Se i  corpi  mobili  sono  associati  a  lampi  luminosi  sono  più pericolosi?

Quando appaiono  dei  lampi  luminosi,  signi­fica  che  la  retina  è sottoposta a trazione da parte del vitreo. Nella maggior parte dei casi il vitreo si stacca dalla retina senza alcun sintomo. Altre volte stimola la retina e qualche altra volta essa puo andare incontro al distacco.


Se la retina è staccata divento cieco?

Nella maggior parte dei casi basta un trattamento laser per saldare la rottura. Se si aspetta troppo è possibile che il danno retinico si aggravi.


Se vedo dei corpi mobili posso fare dello sport?

Sì, anche se è consigliabile la valutazione della retina e il controllo da parte dell’oculista.


Il computer danneggia il vitreo?

Fino ad oggi non è mai stato dimostrato e descritto.


Perché i corpi mobili si muovono mentre giro lo sguardo?

Dato  che  i  corpi  mobili  sono delle  opacità  del  vitreo all’interno dell’occhio, ogni volta che  si  muove  l’occhio,  il  vitreo tende  a  mantenere  il  proprio stato iniziale.

In un  secondo  tempo  per  le aderenze ­fisiologiche  che  ci sono tra la parete dell’occhio e il vitreo  anche  il  corpo  vitreo  si muove e  quindi  anche  le  sue opacità.


ASTENOPIA nell'era DIGITALE

Con l’aumento dell’utilizzo di tablet, smartphone e personal computer, riveste un ruolo importante il potenziale aimpatto sulla vista nel breve e lungo periodo.
Poiché questi strumenti sono progettati per l’uso da vicino, gli occhi devono costantemente mettere a fuoco le immagini, sottoponendo ad uno sforzo eccessivo i muscoli oculari.


Con l’aumento dell’utilizzo di tablet, smartphone e personal computer, riveste un ruolo importante il potenziale aimpatto sulla vista nel breve e lungo periodo.
Poiché questi strumenti sono progettati per l’uso da vicino, gli occhi devono costantemente mettere a fuoco le immagini, sottoponendo ad uno sforzo eccessivo i muscoli oculari.

Nel corso del tempo tali sforzi possono portare ad affaticamento visivo, irritazione oculare e problemi alla vista.
Da un sondaggio è emerso che più di un terzo della popolazione trascorre dalle 4 alle 6 ore al giorno con strumenti digitali o dispositivi elettronici


Il maggior danno visivo è causato da:

  • Fonti di lettura troppo piccole
  • Continue necessità di mettere a fuoco le immagini
  • Tendenza a tenere lo schermo ad una distanza ravvicinata
  • Retroilluminazione dei monitor che risulta spesso mal calibrata

Diversi i sintomi riferiti dopo uso prolungato di strumenti digitali e dispositivi elettronici:



Per alleviare i sintomi da affaticamento visivo esistono sostanze naturali in grado di sortire effetti positivi.


Con l’aumento dell’utilizzo di tablet, smartphone e personal computer, riveste un ruolo importante il potenziale aimpatto sulla vista nel breve e lungo periodo.
Poiché questi strumenti sono progettati per l’uso da vicino, gli occhi devono costantemente mettere a fuoco le immagini, sottoponendo ad uno sforzo eccessivo i muscoli oculari.


Con l’aumento dell’utilizzo di tablet, smartphone e personal computer, riveste un ruolo importante il potenziale aimpatto sulla vista nel breve e lungo periodo.
Poiché questi strumenti sono progettati per l’uso da vicino, gli occhi devono costantemente mettere a fuoco le immagini, sottoponendo ad uno sforzo eccessivo i muscoli oculari.

Nel corso del tempo tali sforzi possono portare ad affaticamento visivo, irritazione oculare e problemi alla vista.
Da un sondaggio è emerso che più di un terzo della popolazione trascorre dalle 4 alle 6 ore al giorno con strumenti digitali o dispositivi elettronici


Il maggior danno visivo è causato da:

  • Fonti di lettura troppo piccole
  • Continue necessità di mettere a fuoco le immagini
  • Tendenza a tenere lo schermo ad una distanza ravvicinata
  • Retroilluminazione dei monitor che risulta spesso mal calibrata

Diversi i sintomi riferiti dopo uso prolungato di strumenti digitali e dispositivi elettronici:



Per alleviare i sintomi da affaticamento visivo esistono sostanze naturali in grado di sortire effetti positivi.


CROSS-LINKING CORNEALE

Il cross-linking (in sigla: CXL) è una terapia innovativa parachirurgica del cheratocono.
Cross-linking vuol dire “formazione di legami incrociati”. È una reazione fotodinamica di polimerizzazione delle fibre collagene dello stroma corneale in grado di incrementarne la resistenza.


Il cross-linking (in sigla: CXL) è una terapia innovativa parachirurgica del cheratocono.
Cross-linking vuol dire “formazione di legami incrociati”. È una reazione fotodinamica di polimerizzazione delle fibre collagene dello stroma corneale in grado di incrementarne la resistenza.

La resistenza meccanica della cornea è correlata al numero di fibre e, soprattutto, al numero di legami chimici a ponte che esistono tra di loro. Qualcosa di simile succede anche nei pilastri di cemento armato delle case dove la resistenza è correlata al numero ed ai legami tra i tondini di acciaio…

Nel cheratocono si determina uno scompaginamento della corretta struttura del collagene con conseguente scarsa resistenza meccanica della cornea che, quindi, si deforma sotto la spinta della pressione endoculare.

La tecnica del cross-linking sfrutta una sostanza innocua la Riboflavina, nota come Vitamina B2, per creare una reazione chimica all’interno dello stroma corneale, innescata dalla luce ultravioletta emessa da una lampada appositamente studiata per questo scopo (Emettitore UV-A VEGA®).

La reazione chimica comporta un moltiplicarsi di legami tra le fibre collagene che, in maniera sorprendente, diventano più spesse, più ordinate e più resistenti a stimoli meccanici e chimici. Ne risulta una stabilizzazione della cornea con conseguente arresto dello sfiancamento della stessa e, pertanto, del cheratocono.




Gli interventi di CXL possono essere di tre tipi: standard, transepiteliale e transepiteliale con iontoforesi. Il medico specialista saprà consigliare quale delle tecniche è la più appropriata a seconda dei singoli casi clinici.

Comune alle tre opzioni, è la stabilizzazione della progressiva deformazione corneale e quindi delle condizioni visive attraverso il rinforzo del collagene corneale.

Saranno in seguito necessarie visite di controllo e cure sulla base dei rilievi clinici e strumentali con cadenza stabilita dall’Oculista.

Per ulteriori informazioni sul cheratono e cross-linking visita questo sito.


CXL-TE con IONTOFORESI


La recente ricerca scientifica si è indirizzata verso un’ulteriore efficacia e sicurezza della procedura di cross-linking, tale da coniugare efficacia e sicurezza con una maggior facilità e rapidità di trattamento. Questo è stato possibile grazie ad una nuova tecnica, denominata iontoforesi, in grado di garantire sia un più rapido passaggio che una maggiore uniformità e distribuzione della riboflavina all'interno della cornea.

La Iontoforesi (da iòntos = ione e phòresis = trasporto, ovvero trasporto di ioni) consiste nel trasferimento di molecole, fornite di carica ionica (tra cui la riboflavina), all’interno del tessuto corneale da trattare, grazie ad un campo elettrico a bassa intensità. È una tecnica innocua per i tessuti oculari (lavora ad intensità di corrente molto basse), e permette di raggiungere concentrazioni di riboflavina più omogenee rispetto alla permeazione passiva, con tempi complessivi di trattamento molto più rapidi.

La Iontoforesi corneale permette infatti di ridurre l’intervento di cross-linking corneale a soli 14 minuti totali (imbibizione ed irraggiamento UV-A) nei confronti dei 60 minuti della tecnica transepiteliale standard (con imbibizione passiva): la fase di imbibizione della cornea con riboflavina mediante iontoforesi richiede 5 minuti e la irradiazione UV-A a 10 mW/cm2 9 minuti. 


Il cross-linking (in sigla: CXL) è una terapia innovativa parachirurgica del cheratocono.
Cross-linking vuol dire “formazione di legami incrociati”. È una reazione fotodinamica di polimerizzazione delle fibre collagene dello stroma corneale in grado di incrementarne la resistenza.


Il cross-linking (in sigla: CXL) è una terapia innovativa parachirurgica del cheratocono.
Cross-linking vuol dire “formazione di legami incrociati”. È una reazione fotodinamica di polimerizzazione delle fibre collagene dello stroma corneale in grado di incrementarne la resistenza.

La resistenza meccanica della cornea è correlata al numero di fibre e, soprattutto, al numero di legami chimici a ponte che esistono tra di loro. Qualcosa di simile succede anche nei pilastri di cemento armato delle case dove la resistenza è correlata al numero ed ai legami tra i tondini di acciaio…

Nel cheratocono si determina uno scompaginamento della corretta struttura del collagene con conseguente scarsa resistenza meccanica della cornea che, quindi, si deforma sotto la spinta della pressione endoculare.

La tecnica del cross-linking sfrutta una sostanza innocua la Riboflavina, nota come Vitamina B2, per creare una reazione chimica all’interno dello stroma corneale, innescata dalla luce ultravioletta emessa da una lampada appositamente studiata per questo scopo (Emettitore UV-A VEGA®).

La reazione chimica comporta un moltiplicarsi di legami tra le fibre collagene che, in maniera sorprendente, diventano più spesse, più ordinate e più resistenti a stimoli meccanici e chimici. Ne risulta una stabilizzazione della cornea con conseguente arresto dello sfiancamento della stessa e, pertanto, del cheratocono.




Gli interventi di CXL possono essere di tre tipi: standard, transepiteliale e transepiteliale con iontoforesi. Il medico specialista saprà consigliare quale delle tecniche è la più appropriata a seconda dei singoli casi clinici.

Comune alle tre opzioni, è la stabilizzazione della progressiva deformazione corneale e quindi delle condizioni visive attraverso il rinforzo del collagene corneale.

Saranno in seguito necessarie visite di controllo e cure sulla base dei rilievi clinici e strumentali con cadenza stabilita dall’Oculista.

Per ulteriori informazioni sul cheratono e cross-linking visita questo sito.


CXL-TE con IONTOFORESI


La recente ricerca scientifica si è indirizzata verso un’ulteriore efficacia e sicurezza della procedura di cross-linking, tale da coniugare efficacia e sicurezza con una maggior facilità e rapidità di trattamento. Questo è stato possibile grazie ad una nuova tecnica, denominata iontoforesi, in grado di garantire sia un più rapido passaggio che una maggiore uniformità e distribuzione della riboflavina all'interno della cornea.

La Iontoforesi (da iòntos = ione e phòresis = trasporto, ovvero trasporto di ioni) consiste nel trasferimento di molecole, fornite di carica ionica (tra cui la riboflavina), all’interno del tessuto corneale da trattare, grazie ad un campo elettrico a bassa intensità. È una tecnica innocua per i tessuti oculari (lavora ad intensità di corrente molto basse), e permette di raggiungere concentrazioni di riboflavina più omogenee rispetto alla permeazione passiva, con tempi complessivi di trattamento molto più rapidi.

La Iontoforesi corneale permette infatti di ridurre l’intervento di cross-linking corneale a soli 14 minuti totali (imbibizione ed irraggiamento UV-A) nei confronti dei 60 minuti della tecnica transepiteliale standard (con imbibizione passiva): la fase di imbibizione della cornea con riboflavina mediante iontoforesi richiede 5 minuti e la irradiazione UV-A a 10 mW/cm2 9 minuti. 


Occhio....al Sole!

L’esposizione alla luce è indispensabile per la funzione visiva, e per regolare l’equilibrio sonno-veglia dell’organismo. L’importante è proteggersi adeguatamente da una esposizione eccessiva.

 

L’esposizione alla luce è indispensabile per la funzione visiva, e per regolare l’equilibrio sonno-veglia dell’organismo. L’importante è proteggersi adeguatamente da una esposizione eccessiva.
Diverse patologie oculare hanno dimostrato un coinvolgimento delle radiazioni luminose nella induzione e/o nella progressione del danno retinico (Edema maculare cistoide, Degenerazione Maculare, …).
La DEGENERAZIONE MACULARE è la principale causa di perdita della vista dopo i 55 anni. E’ strettamente legata all’assetto genetico dell’individuo ed influenzata da fattori ambientali e da cattive abitudini di vita (fumo, obesità, dieta povera in antiossidanti…).




Tra questi la LUCE BLU è tra i più importanti fattori di rischio perché determina la liberazione di molecole altamente aggressiva per le membrane retiniche, i RADICALI LIBERI.
Tutto ciò può portare ad importanti alterazioni anatomo-funzionali con compromissione della capacità visiva.



CONSIGLI UTILI PER PRESERVARE LA VISTA DAL DANNO LUMINOSO


Protezione dalle radiazioni solari: occhiali e cappello!
La vista va protetta dai raggi ultravioletti, evitando di esporsi nelle ore centrali della giornata e utilizzando occhiali da sole adeguati. Le lenti devono garantire protezione contro i raggi UV e la riduzione della componente blu/viola dello spettro visibile.



Alimentazione corretta e multivariata!
Vitamine e sali minerali aiutano a combattere l’accumulo dei cosidetti “radicali liberi” che possono danneggiare le diverse strutture oculari e soprattutto la retina. Queste sostanze definite “antiossidanti” sono principalmente la vitamina A, C ed E, il betacarotene e la luteina etc. ed elementi come lo zinco e il selenio. Si trovano nella frutta come le arance, kiwi, albicocche e nella verdura come peperoni, pomodori, carote e soprattutto quella a foglia verde come spinaci, broccoli e lattuga, etc.
E’ dunque consigliabile consumare abbondanti porzioni di questi alimenti.



Integrazione con elementi antiossidanti come Luteina, L-carnosina, Curcumina, Zafferano, Zinco, Rame, Selenio, Vit E e Vit. C
Questi nutrienti sono in grado di antagonizzare i fenomeni ossidativi dei radicali liberi che sono alla base dei processi di invecchiamento e morte cellulare. Non sempre la dieta quotidiana consente un’appropriata assunzione di tali sostanze e negli anziani la situazione è aggravata da un loro ridotto assorbimento. L’aumento dei fenomeni ossidativi, soprattutto quelli legati all’esposizione dei raggi solari, e la ridotta disponibilità di specifici agenti antiossidanti, sono causa di un incremento di patologie degenerative a carico di alcune strutture oculare ed in particolare della retina e della zona maculare. E’ infatti a questo livello che le radiazioni luminose vengono a contatto con i fotorecettori permettendo la visione. E’ pertanto necessario un corretto potenziale antiossidante al fine di mantenere l’equilibrio tra i processi ossidativi e quelli cellulari a livello retinico. Un esempio è costituito dalla LUTEINA, un potente antiossidante che si accumula elettivamente nella macula, dove costituisce un filtro naturale contro le radiazioni nocive riducendo il danno a carico dei tessuti retinici maculari.



Può essere quindi definita come un’ “occhiale da sole naturale”. La LUTEINA, come molti altri elementi antiossidanti, non viene prodotta dal nostro organismo e può essere assunta solo con alimenti o integratori alimentari. Anche lo zafferano e la curcumina sono estratti vegetali particolarmente ricchi in carotenoidi e polifenoli, che conferiscono loro proprietà antiossidanti. Il colore giallo delle spezie curcuma e zafferano è dato dalla presenza di questi carotenoidi.


L’esposizione alla luce è indispensabile per la funzione visiva, e per regolare l’equilibrio sonno-veglia dell’organismo. L’importante è proteggersi adeguatamente da una esposizione eccessiva.

 

L’esposizione alla luce è indispensabile per la funzione visiva, e per regolare l’equilibrio sonno-veglia dell’organismo. L’importante è proteggersi adeguatamente da una esposizione eccessiva.
Diverse patologie oculare hanno dimostrato un coinvolgimento delle radiazioni luminose nella induzione e/o nella progressione del danno retinico (Edema maculare cistoide, Degenerazione Maculare, …).
La DEGENERAZIONE MACULARE è la principale causa di perdita della vista dopo i 55 anni. E’ strettamente legata all’assetto genetico dell’individuo ed influenzata da fattori ambientali e da cattive abitudini di vita (fumo, obesità, dieta povera in antiossidanti…).




Tra questi la LUCE BLU è tra i più importanti fattori di rischio perché determina la liberazione di molecole altamente aggressiva per le membrane retiniche, i RADICALI LIBERI.
Tutto ciò può portare ad importanti alterazioni anatomo-funzionali con compromissione della capacità visiva.



CONSIGLI UTILI PER PRESERVARE LA VISTA DAL DANNO LUMINOSO


Protezione dalle radiazioni solari: occhiali e cappello!
La vista va protetta dai raggi ultravioletti, evitando di esporsi nelle ore centrali della giornata e utilizzando occhiali da sole adeguati. Le lenti devono garantire protezione contro i raggi UV e la riduzione della componente blu/viola dello spettro visibile.



Alimentazione corretta e multivariata!
Vitamine e sali minerali aiutano a combattere l’accumulo dei cosidetti “radicali liberi” che possono danneggiare le diverse strutture oculari e soprattutto la retina. Queste sostanze definite “antiossidanti” sono principalmente la vitamina A, C ed E, il betacarotene e la luteina etc. ed elementi come lo zinco e il selenio. Si trovano nella frutta come le arance, kiwi, albicocche e nella verdura come peperoni, pomodori, carote e soprattutto quella a foglia verde come spinaci, broccoli e lattuga, etc.
E’ dunque consigliabile consumare abbondanti porzioni di questi alimenti.



Integrazione con elementi antiossidanti come Luteina, L-carnosina, Curcumina, Zafferano, Zinco, Rame, Selenio, Vit E e Vit. C
Questi nutrienti sono in grado di antagonizzare i fenomeni ossidativi dei radicali liberi che sono alla base dei processi di invecchiamento e morte cellulare. Non sempre la dieta quotidiana consente un’appropriata assunzione di tali sostanze e negli anziani la situazione è aggravata da un loro ridotto assorbimento. L’aumento dei fenomeni ossidativi, soprattutto quelli legati all’esposizione dei raggi solari, e la ridotta disponibilità di specifici agenti antiossidanti, sono causa di un incremento di patologie degenerative a carico di alcune strutture oculare ed in particolare della retina e della zona maculare. E’ infatti a questo livello che le radiazioni luminose vengono a contatto con i fotorecettori permettendo la visione. E’ pertanto necessario un corretto potenziale antiossidante al fine di mantenere l’equilibrio tra i processi ossidativi e quelli cellulari a livello retinico. Un esempio è costituito dalla LUTEINA, un potente antiossidante che si accumula elettivamente nella macula, dove costituisce un filtro naturale contro le radiazioni nocive riducendo il danno a carico dei tessuti retinici maculari.



Può essere quindi definita come un’ “occhiale da sole naturale”. La LUTEINA, come molti altri elementi antiossidanti, non viene prodotta dal nostro organismo e può essere assunta solo con alimenti o integratori alimentari. Anche lo zafferano e la curcumina sono estratti vegetali particolarmente ricchi in carotenoidi e polifenoli, che conferiscono loro proprietà antiossidanti. Il colore giallo delle spezie curcuma e zafferano è dato dalla presenza di questi carotenoidi.


Patologie palpebrali: la corretta igiene CONTA!

Le palpebre sono una regione anatomica complessa spesso sottovalutata dal paziente. Sebbene alcune patologie palpebrali come calazi, blefariti e meibomiti sono delle infiammazioni risolvibili in breve tempo, se non trattate possono portare a condizioni di discomfort più severe come quelle legate alla sindrome dell’occhio secco.
Una accurata igiene palpebrale gioca un ruolo fondamentale nel trattamento e nella riduzione della sintomatologia e nella prevenzione delle principali patologie palpebrali.


Le palpebre sono una regione anatomica complessa spesso sottovalutata dal paziente. Sebbene alcune patologie palpebrali come calazi, blefariti e meibomiti sono delle infiammazioni risolvibili in breve tempo, se non trattate possono portare a condizioni di discomfort più severe come quelle legate alla sindrome dell’occhio secco.
Una accurata igiene palpebrale gioca un ruolo fondamentale nel trattamento e nella riduzione della sintomatologia e nella prevenzione delle principali patologie palpebrali.



COME EFFETTUARE UNA CORRETTA IGIENE PALPEBRALE:


Lavarsi sempre accuratamente le mani prima di utilizzare una garza per la corretta igiene oculare e palpebrale.



PULIZIA QUOTIDIANA DELLE PALPEBRE E DELLE CIGLIA:
Aprire il lembo, estrarre la garza ed aprirla.
Pulire delicatamente palpebre e ciglia passando la garza più volte sulla parte interessata.



IMPACCO CALDO-UMIDO in caso di secrezioni persistenti, blefarite, calazio, orzaiolo
-    Scaldare la bustina chiusa immergendola in acqua tiepida 
-    Lasciare la garza per 4/5 minuti sull’occhio chiuso, in modo da fare un impacco caldo-umido e massaggiare delicatamente con la stessa garza le zone interessate.



SPREMITURA DELLA GARZA MEDICATA E RIMOZIONE DELLE SECREZIONI in caso di secrezioni adese
-   Spremere il contenuto della garza sull’occhio chiuso
-   Pulire con la garza stessa asportando le secrezioni



IMPACCO FREDDO in caso di infiammazione
-   Raffreddare la bustina chiusa in frigorifero (non in freezer) per alcune ore
-   Passare poi più volte la garza raffreddata sull’occhio chiuso



Le palpebre sono una regione anatomica complessa spesso sottovalutata dal paziente. Sebbene alcune patologie palpebrali come calazi, blefariti e meibomiti sono delle infiammazioni risolvibili in breve tempo, se non trattate possono portare a condizioni di discomfort più severe come quelle legate alla sindrome dell’occhio secco.
Una accurata igiene palpebrale gioca un ruolo fondamentale nel trattamento e nella riduzione della sintomatologia e nella prevenzione delle principali patologie palpebrali.


Le palpebre sono una regione anatomica complessa spesso sottovalutata dal paziente. Sebbene alcune patologie palpebrali come calazi, blefariti e meibomiti sono delle infiammazioni risolvibili in breve tempo, se non trattate possono portare a condizioni di discomfort più severe come quelle legate alla sindrome dell’occhio secco.
Una accurata igiene palpebrale gioca un ruolo fondamentale nel trattamento e nella riduzione della sintomatologia e nella prevenzione delle principali patologie palpebrali.



COME EFFETTUARE UNA CORRETTA IGIENE PALPEBRALE:


Lavarsi sempre accuratamente le mani prima di utilizzare una garza per la corretta igiene oculare e palpebrale.



PULIZIA QUOTIDIANA DELLE PALPEBRE E DELLE CIGLIA:
Aprire il lembo, estrarre la garza ed aprirla.
Pulire delicatamente palpebre e ciglia passando la garza più volte sulla parte interessata.



IMPACCO CALDO-UMIDO in caso di secrezioni persistenti, blefarite, calazio, orzaiolo
-    Scaldare la bustina chiusa immergendola in acqua tiepida 
-    Lasciare la garza per 4/5 minuti sull’occhio chiuso, in modo da fare un impacco caldo-umido e massaggiare delicatamente con la stessa garza le zone interessate.



SPREMITURA DELLA GARZA MEDICATA E RIMOZIONE DELLE SECREZIONI in caso di secrezioni adese
-   Spremere il contenuto della garza sull’occhio chiuso
-   Pulire con la garza stessa asportando le secrezioni



IMPACCO FREDDO in caso di infiammazione
-   Raffreddare la bustina chiusa in frigorifero (non in freezer) per alcune ore
-   Passare poi più volte la garza raffreddata sull’occhio chiuso



Le nanotecnologie in oftalmologia

L’occhio è dotato di barriere naturali che prevengono la penetrazione di sostanze esterne. Per prolungare la permanenza di un collirio sulla superficie oculare è necessario modificarne le proprietà: aumentando la viscosità, riducendo la taglia particellare, e/o utilizzando nanoparticelle con cariche positive (liposomi) in modo da aumentare la superficie di contatto e la bagnabilità.


L’occhio è dotato di barriere naturali che prevengono la penetrazione di sostanze esterne. Per prolungare la permanenza di un collirio sulla superficie oculare è necessario modificarne le proprietà: aumentando la viscosità, riducendo la taglia particellare, e/o utilizzando nanoparticelle con cariche positive (liposomi) in modo da aumentare la superficie di contatto e la bagnabilità.
I liposomi inoltre sono delle vescicole in grado di inglobare nella loro struttura i componenti attivi, quindi offrono il vantaggio di accelerare l’assorbimento delle sostanze in essi contenute, garantendo una uniforme distribuzione sulla superficie oculare ed una maggiore protezione delle molecole facilmente degradabili.

Inoltre, la componente lipidica dei liposomi integrandosi con quella lacrimale è in grado di stabilizzare lo strato lipidico del film lacrimale, riducendo quindi l’evaporazione della componente acquosa della lacrima.




L’occhio è dotato di barriere naturali che prevengono la penetrazione di sostanze esterne. Per prolungare la permanenza di un collirio sulla superficie oculare è necessario modificarne le proprietà: aumentando la viscosità, riducendo la taglia particellare, e/o utilizzando nanoparticelle con cariche positive (liposomi) in modo da aumentare la superficie di contatto e la bagnabilità.


L’occhio è dotato di barriere naturali che prevengono la penetrazione di sostanze esterne. Per prolungare la permanenza di un collirio sulla superficie oculare è necessario modificarne le proprietà: aumentando la viscosità, riducendo la taglia particellare, e/o utilizzando nanoparticelle con cariche positive (liposomi) in modo da aumentare la superficie di contatto e la bagnabilità.
I liposomi inoltre sono delle vescicole in grado di inglobare nella loro struttura i componenti attivi, quindi offrono il vantaggio di accelerare l’assorbimento delle sostanze in essi contenute, garantendo una uniforme distribuzione sulla superficie oculare ed una maggiore protezione delle molecole facilmente degradabili.

Inoltre, la componente lipidica dei liposomi integrandosi con quella lacrimale è in grado di stabilizzare lo strato lipidico del film lacrimale, riducendo quindi l’evaporazione della componente acquosa della lacrima.




AREA RISERVATA
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